Strada dei Vini del Piave

IL VINO E LE SUE STRADE

Esplorare il luogo d’origine, conoscere il produttore, visitare il vigneto e infine degustare il vino in una tradizionale cantina, assaggiandole prelibatezze locali, mentre un esperto illustra le diverse fasi della lavorazione, è un’esperienza forte a cui molte persone si stanno avvicinando.
Il viaggio diventa un momento profondo, nel quale ci si immerge lasciandosi trasportare dai sensi.
Non è un caso che in Italia ci siano ormai più di 100 “Strade del Vino” e siccome, per una curiosa coincidenza, il vino pregiato si produce esclusivamente in luoghi storici e bellissimi, anche la Marca Trevigiana, attraverso la “Strada dei vini del Piave”, ha saputo dar vita ad un percorso dove il piacere dei sensi viene magnificamente accostato all’arricchimento culturale e al godimento estetico, nel rispetto delle tradizioni e dell’ambiente locali.

On. Leonardo Muraro

STRADA DEI VINI DEL PIAVE

“La civiltà…”, ha scritto uno storico, “… segue i corsi dei fiumi”.
Dei dieci fiumi che, a raggiera, percorrono le Venezie, il Piave rappresenta la chiave di un sistema culturale che ha visto la millenaria e amorosa cura del paesaggio rurale in un ambiente carico di storia, miti, valenze simboliche.
Grandi vini legano il loro nome a questo fiume, grazie alla favorevole composizione del terreno circostante, ideale per la crescita di magnifiche viti, ma grazie anche alla presenza, in passato, della civiltà veneziana, che ha importato nel territorio preziose idee, valori e conoscenze.
Attorno alle belle ville e barchesse, appartenute ai nobili della Serenissima, prosperano molti ettari di vigneto, oggi laboratori naturali dove studi e ricerche hanno ottenuto vini di pregio, rispettosi di antiche leggi della natura modernamente rivisitate. Ogni vino nasce con la stessa dedizione e gode per intero della cultura del territorio trevigiano, che traspare chiaramente lungo la “Strada dei vini del Piave”, attraverso i suggestivi centri storici, ricchi di monumenti e vestigia del passato romano e medievale, le antiche pievi e le maestose ville venete.

Comitato Promotore Strada dei vini del Piave

“Strada dei vini del Piave”

“…quando in inverno spillate il vino, fate che nel vostro cuore vi sia una canzone per ogni calice; e fate che nella canzone vi sia un ricordo dei giorni d’autunno, della vigna e del torchio…”
Cibran Kahlil Cibran

La scoperta del vino, prodotto nella Marca Trevigiana, vi porta ora nei dintorni del fiume Piave, dopo aver esplorato zone che vanno da Conegliano a Valdobbiadene, ovvero il tradizionale percorso del Bianco. Benché i vigneti del Piave diano anch’essi 4 ottimi vini bianchi, la produzione più cospicua è quella del Rosso.
Le antiche culture, il mondo contadino forte dei suoi valori, le peculiarità del paesaggio sono ancora una volta i cardini
di questo percorso.
Sgombrato il campo da ogni dubbio, gli amanti del rosso si armino di mappa stradale, guida e voglia di degustare perché l’itinerario, che si dirama per circa 150 km, ha in serbo molte sorprese e soprattutto molte scoperte.
Il percorso attraversa luoghi carichi di significato e di forte valenza evocativa, molto spesso poco conosciuti dal grande pubblico.

Il territorio della DOC Piave si estende entro una vasta pianura che è delimitata a sud dal mare, a nord-ovest dalle colline di Conegliano e del Montello ed è attraversata in lunghezza dal fiume Piave, mentre a nord-est confina con il Friuli. Tre le aree su cui puntare, con lo scopo di capire i vari momenti insediativi, le tradizioni diverse e anche, perché no, per potersi riposare.
La prima (A), vede protagonisti i vigneti che furono della Serenissima Repubblica di Venezia. Si snoda, sia a sinistra che a destra del Piave ed è storicamente importante per il passato romano, che ha il suo focus nella città di Oderzo, punto di partenza del nostro viaggio enologico. Questo primo tracciato si ferma a Roncade.

La seconda zona (B), che da Roncade arriva a Cimadolmo, è ancora disseminata di belle dimore patrizie veneziane, oggi sedi di rinomate aziende vitivinicole. Definita come la zona dei “vigneti dei Dogi”, abbraccia a grandi linee la parte sud e quella centrale della provincia di Treviso,
sulla destra Piave.

Per finire la terza parte (C), che da Cimadolmo riporta a Oderzo e si estende nel comprensorio del Raboso.
Anche qui non mancano le ville venete, maquello che più tocca il cuore del viaggiatore è l’atmosfera della sinistra Piave, con le sue tradizioni antiche, gli scorci che lasciano intravedere il fiume, le chiesette isolate che nascondono preziosi affreschi e le cittadine-gioiello come Portobuffolé. Il percorso è unidirezionale a forma di grande anello, con una variante che collega San Polo di Piave a Ponte di Piave e due bretelle, una che conduce a Conegliano e una che porta a Roncade. Una descrizione iniziale, che fornisce le informazioni sulla direzione da prendere, verrà corredata da schede particolareggiate sui luoghi di maggior interesse, con dettagli, curiosità e aneddoti.

IL CONSORZIO PIAVE DOC

ed il suo ruolo nella promozione dei vini del territorio del Piave

II Consorzio Piave DOC nasce nell’ agosto 1959, su felice intuizione di un gruppo di viticoltori che si prefiggono l’arduo compito di “Tutelare la viticoltura nella zona di produzione ‘Vini del Piave’ incoraggiando la diffusione di vitigni adatti e procurando il miglioramento delle pratiche viticole ed enologiche, per diffondere la conoscenza e la valorizzazione commerciale di questi vini”. Si trattava e si tratta ancora oggi di un gruppo di produttori che hanno sempre creduto nella qualità, si sono uniti sotto il marchio comune all’interno dell’area DOC. Si sono dotati di un organo d’autocontrollo che garantisca il rispetto della produzione e delle strutture di assistenza tecnica.

Frutto di questa politica è oggi una presenza costante sul mercato e il profondo radicamento nel tessuto socioeconomico che ha determinato un legame stretto e sinergico tra vino e zona di origine.
Oggi il Consorzio Piave cura tutte e tre le fasi del processo produttivo (produzione, trasformazione e commercializzazione) e comprende i due terzi della superficie vitata e del vino prodotto e commercializzato.

LA PIANURA

Diamo un’occhiata a questa zona, che dalla laguna di Venezia si addentra nella provincia di Treviso arrivando ai piedi delle Prealpi. Questa pianura è il letto di un fiume. Lui, o forse faremmo meglio a dire lei, è il Piave. Sì, perché il genere dato all’appellativo resta ancora incerto. Da decenni è in uso il maschile, ma in origine era il femminile. E ciò vale non solo per il Piave, ma anche per il Sile, il Livenza e molti altri corsi d’acqua. Tornando al paesaggio, la pianura ha un suolo composto di sabbie, ghiaie e argille particolarmente irrorato da vene d’acqua profonde ed è da questa singolare conformazione del terreno che le viti  traggono le loro caratteristiche.

Malgrado il forte processo di industrializzazione, avvenuto fra gli anni Ottanta e Novanta, la pianura, a tratti ancora ubertosa, offre al visitatore scorci di grande respiro. I paesi disseminati lungo il fiume hanno conservato il sapore di un tempo e la passione per la natura degli abitanti ha trasformato le zone limitrofe in un grande giardino. Il letto del Piave è un ambiente assai adatto all’agricoltura.

Anticamente, in questa piana, l’uomo si specializzò nell’allevamento del bestiame, in quello del baco da seta e nella coltura della vite. Infatti, si incontrano ancora gli antichi casali isolati in mezzo alle viti, con il bel portico ad archi e con la caneva (cantina) che occupa il posto più importante assieme alla cucina con il foghér (focolare).

E’ questa l’immagine rurale della Marca Gioiosa, che si coniuga splendidamente con le testimonianze della dominazione veneziana, dove le ville venete sono ancor oggi un patrimonio di grande valenza architettonica e culturale. E da qui nasce la liason “vino-villa”, dove “l’andar per ville” corrisponde “all’andar per vino”: oggi infatti la maggior parte delle aristocratiche dimore ha creato il proprio marchio di vini di buon livello.

I VINI DEL PIAVE

dal Merlot al Raboso

Sotto la denominazione di origine controllata “Vini del Piave” o più semplicemente “Piave” si annoverano i seguenti vitigni: Cabernet, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Pinot (Nero, Bianco e Grigio), Raboso, Tocai, Verduzzo. La zona di produzione occupa gran parte della zona est della provincia di Treviso. Qui, come in altre zone del Veneto, era diffusa la tradizione di impiantare vitigni diversi alternati sullo stesso filare. Ma in tempi più recenti, per ottimizzare e razionalizzare le coltivazioni, i viticoltori hanno modificato i loro vigneti cambiando profondamente il profilo produttivo di questa zona.

Negli ultimi 25 anni l’introduzione del vigneto in monocoltura ha avuto la meglio. Molte aree ad esempio sono state riservate al Merlot, che costituisce di gran lunga la produzione più significativa di tale zona.
Notoriamente questi vini hanno un sapore secco e asciutto e si accompagnano bene a carni, arrosti, pollame, cacciagione, insomma ai tipici piatti della cucina veneta. Eccellente in questo senso il Raboso del Piave, autentica bandiera della viticoltura ed enologia di questa terra. La sua lunga storia sconfina spesso nella Jaggenda cui è legata anche l’origine del nome.

C’è chi ritiene invece che il suo nome derivi dall’omonimo affluente del Piave. Un’ipotesi più suggestiva è quella che, tenendo conto della forte astringenza e acidità delle uve, ne attribuisce l’origine all’aggettivo “rabioso”, usato nel dialetto veneto per indicare un frutto particolarmente acerbo. Ad ogni modo si tratta di un vitigno autoctono le cui prime tracce di coltivazione risalgono all’inizio del XVII secolo. In realtà la pianta è davvero forte, figuratevi che è riuscita a passare quasi indenne attraverso gli anni dell’epidemia di fillossera che ha flagellato i vigneti italiani durante la prima metà del XX secolo. Il suo sapore è robusto e, se giovane, si accompagna splendidamente ai tipici antipasti all’italiana, mentre una volta invecchiato è ottimo con la selvaggina.

VINO: DUE PAROLE SU COME CAMBIANO LE ABITUDINI

Fino agli anni Cinquanta, il vino era considerato, da un lato, un bene di lusso, dall’altro una bevanda semplice e. in quanto tale, di scarsa qualità, che aveva il compito di accompagnare l’alimentazione o di portare all’ebbrezza. Si ricorda poi un “periodo nero” per i viticoltori, quello compreso tra la fine del XIX e la metà del XX secolo, in cui le epidemie raggiunsero il loro culmine con la fillossera che distrusse gran parte dei patrimoni vitivinicoli.
In più ci si misero anche la guerra e la crisi economica.

Fortunatamente oggi si è in grado di garantire raccolti sicuri e misure protettive efficaci, che dal 1945 hanno caratterizzato questo tipo di coltura. Adesso siamo entrati in un’era completamente diversa. Il vino fa cultura. Fa cinema. Fa tendenza. Un prolificare di pubblicazioni aiuta il grande pubblico ad orientarsi in quell’universo che era considerato di esclusivo dominio degli esperti. Lo si è visto anche alla rassegna del Vinitaly a Verona, dove ormai non è solo il vino l’indiscusso protagonista, ma tutto il mondo che vi gira intorno. Guide enologiche, concorsi, scuole per sommelier e assaggiatori, sfide fra ristoranti a suon di carte di vini prestigiosi. Insomma chi più ne ha più ne metta.

Per non parlare del packaging e del design. Cavatappi, decanter, taglia-capsule e termometri, bicchieri etalici molto speciali. L’estimatore non si accontenta più, vuole il meglio. Basta solo dire che una rassegna come “Cantine aperte”, nata in sordina negli anni ’90, è oggi una manifestazione attesissima che per una giornata intera, l’ultima domenica di maggio, accomuna gli amanti del vino del mondo intero.

VINO ROSSO FA SEMPRE BUON SANGUE?

Un bicchiere di vino rosso al giorno leva il medico di torno e fa buon sangue! Le proprietà salutari di questo “nettare degli dei”, decantate da poeti e scrittori fin dall’antichità, sono state al centro di numerosi studi di istituti di ricerca, che hanno tentato di fare il punto sugli evidenti benefìci.

Quali sono dunque le caratteristiche del vino rosso di cui tener conto?
Prima regola, consumo limitato: non più di 30 g per gli uomini e 20 g per le donne di alcol al giorno, il che corrisponde a due bicchieri di buon vino rosso. L’assunzione giornaliera, in queste quantità, determina un aumento delle HDL, cioè del colesterolo cosiddetto buono, a scapito delle LDL, il colesterolo definito cattivo.

Inoltre, l’alcol limita l’aggregazione delle piastrine, mantenendo il sangue più fluido. L’azione protettiva del vino rosso, contro l’insorgere delle malattie cardiovascolari, è legata alla presenza di composti polifenolici. Il loro contenuto dipende dalla varietà dell’uva, dalla posizione e tipo di terreno della vigna e dai processi di vinificazione.
Tra i composti polifenolici, vanno citati alcuni acidi, ad esempio l’acido caffeico, le antocianine (che danno colore al vino), i flavonoidi, le catechine, le procianidine, i tannini e il resveratrolo. Questi composti hanno marcate proprietà antiossidanti, cioè contrastano i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento e il resveratrolo svolgerebbe addirittura anche un’attività antitumorale.

Si può quindi dire che il consumo costante e contenuto di vino rosso è un vero toccasana: contribuisce ad avere arterie più elastiche, coronarie dilatate e un sangue con meno colesterolo.

QUALCHE TERMINE TECNICO

Le Grave
Letti ghiaiosi, costituiti da ciottoli di diversa misura, derivanti dalle alluvioni del Flave e insinuatesi nella pianura sabbioso-argillosa.

Sistemazioni raggi o Bellussi

E’ una forma di allevamento che presenta molte analogie con il “Sylvoz” ed è diffusa in terre fresche e fertili del Veneto e dell’Emilia Romagna. Fu ideata nel 1882, a Tezze di Piave, dai fratelli Bellussi. Nel Bellussi classico, si hanno 4 viti sostenute da un palo (che sostituisce il tutore vivo) ciascuna delle quali da luogo a un cordone permanente inclinato e tirato nell’interfilare.
Questo “disegno” fa si che il vigneto, visto dall’alto, appaia come una raggiera.

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