Le Ricette delle Feste / BERE NEL CIRO’

Ottimo vino generato dal culto di Dioniso

Filari di viti che da sempre salgono fino alle colline vengono curati con tecnica e passione del passato.

All’alba è baciata dal sole che specchiandosi nelle acque dello Ionio lo inonda di luci d’argento. A corteggiarla, il mare, incuneato tra la punta sabbiosa che lo fende con prepotenza a nord, e il fiume Lipuda che si immerge in es­so, a sud. Cirò Marina racconta la sua storia, in parte ancora misterio­sa, le cui radici affondano lontano nel tempo. Sono solo alcuni monu­menti a darne testimonianza, men­tre immenso è il patrimonio archeo­logico restituito dalle necropoli dis­seminate ovunque nel territorio del Cirotano. Vasi, olle, fibule, cinturo­ni, monete e monili di pregevole fat­tura parlano di vicende antiche, tra­mandando la cultura, l’arte svilup­patasi in una fascia di terra piana della Calabria, coperta per chissà quanti secoli da filari di viti, che si rincorrono, risalendo fino alle colli­ne circostanti, sulle quali poggiano: Cirò, in primo piano, a nord; Crucoli, più distante; Melissa e, a sud, Strongoli. I reperti, che presto verranno espo­sti nelle sale del Museo ar­cheologico di Ciro Marina, documentano la presenza di insediamenti umani nel­la zona già nel XIII secolo avanti Cristo. Dettero fon­damento alla leggenda che vuole l’eroe tessalo Filottete quale fondatore della sa­cra Krimisa, sulle cui vestigia alla fine del 1800 sorse quel borgo marinaro che, sviluppandosi, originò l’at­tuale Ciro Marina. La cul­tura della popolazione lo­cale, a dispetto di quanto accade in altre realtà, non venne annientata dal processo di as­similazione ellenica. L’antica Krimi­sa non è da identificare con una vera e propria polis ma come un’area sa­cra, una sorta di odierna meta turistico-religiosa intorno alla quale sor­geva una serie di villaggi. Rispetta­ta, anzi temuta, Krimisa sfuggì così anche al controllo politico-militare di Crotone.

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Da queste parti i coloni greci con­vissero con le popolazioni del luogo e questo contribuì non poco allo svi­luppo economico e militare delle città greche che poterono addirittu­ra competere con altre città della Grecia. L’agricoltura passò da una coltivazione estensiva a una intensi­va e furono impiantati razionali vi­gneti e uliveti; i commerci divenne­ro fiorenti. La diffusione della vite sui contrafforti collinari raggiunse la massima evoluzione dalle conoscen­ze del tempo e il vitigno selezionato dalle viti già esistenti fu il primo a essere razionalmente coltivato nel mondo. Da questo vitigno ebbe ori­gine la varietà del Gaglioppo, che costituisce il vitigno principale del più rinomato e famoso vino di Cala­bria: il Cirò. La cultura del vino si evidenziò con le espressioni socio-religiose identificandosi nel culto di Dioniso, il dio greco del vino e della gioia.

Krimisa, l’attuale Cirò, fu la città che si distinse per la produzione del vino, che non soltanto veniva consu­mato nelle città greche di Crotone e Sibari, ma anche esportato nelle città della Grecia, dove era offerto agli atleti vincitori dei Giochi di Olimpia sette secoli prima di Cristo, come già racconta Plinio il Vecchio.

Sopra: rosso asciutto, di corpo, rosso superiore, e rosato della cantina Torre Melissa.

 

 

 

In questi territori il vino è sempre stato il protagonista delle vicende socio-economiche. Dopo la seconda guerra mondiale, la piccola pro­prietà ha riportato la vite ai fasti dell’antica Krimisa. Infatti, ancora oggi, le piante sacre a Minerva e a Dioniso sono coltivate dai contadini calabresi con la stessa passione e la stessa intensità tecnica dei colonizzatori greci, qui stabilitisi dal VII al IV secolo avanti Cristo. Quel particolare mi­croclima, che spinse i Greci a dedi­carsi con passione al culto di Bacco, rappresenta l’elemento più impor­tante perché le uve prodotte nelle zone a denominazione controllata acquistino una pregevole qualità. Il Cirò è infatti un vino che occupa una notevole posizione nel panorama dei vini nazionali e internazionali.

Dalla Magna Grecia a oggi il vino è sempre stato il filo conduttore delle diverse vicende socio-economiche della Calabria, in particolare di questi territori cirotani.

L’attuale produzione dei vini cala­bresi si sintetizza attualmente nel Ciro classico prodotto nella provin­cia di Crotone. Il ventaglio della ti­pologia è composto dal Cirò rosso, rosato e bianco; Cirò Rosso Superio­re Riserva. Dallo stesso ceppo, che è il Gaglioppo, insieme al Greco, al Mantonico e ad altri vitigni minori, discendono gli altri vini a denomi­nazione di origine controllata, come il Melissa rosso asciutto e il bianco asciutto e armonicamente delicato anche nella varietà Rosso Superiore, e il Sant’Anna Isola Capo Rizzuto rosso e rosato. Nella stessa provin­cia si possono gustare i vini a indi­cazione geografica tipica: il Lipuda bianco, rosso, rosato, bianco frizzan­te, rosato frizzante, rosso frizzante e novello; il Val di Neto bianco, rosso, rosato, bianco frizzante, bianco pas­sito, rosso frizzante, rosso passito.
Tra le antichissime e leggendarie pietre, la storia di questa civiltà si cela nei ricchi vitigni. D
Margherita Esposito  da Mensile bell’Italia